L'osservazione come cuore dell’apprendimento - intervista 🌱

Nell’educazione tradizionale, il rapporto tra insegnante e bambino è spesso sbilanciato: l’adulto spiega, il bambino ascolta; l’adulto valuta, il bambino esegue. Ma è davvero così che si impara? La psicologia dello sviluppo ci insegna che l’apprendimento non è un processo solitario, ma un’esperienza profondamente sociale. Lev Vygotskij, con la sua teoria dello sviluppo prossimale, ha dimostrato che i bambini apprendono meglio in un contesto relazionale, dove il sapere si costruisce attraverso il dialogo, l’ascolto e l’interazione con l’altro. Eppure, nelle scuole si continua a dare più importanza ai prodotti che ai processi: schede da completare, lavoretti tutti uguali da esporre, valutazioni basate su risultati misurabili. Ma cosa succede quando mettiamo da parte tutto questo e lasciamo spazio alla relazione? Quando un insegnante smette di essere solo una guida autoritaria e diventa un vero interlocutore, capace di osservare, ascoltare e accogliere i bisogni di ogni bambino. 


In questo articolo leggerai la testimonianza di un’insegnante che ha scelto di costruire la sua didattica sulla relazione, rinunciando ai percorsi rigidi e standardizzati per lasciare spazio al dialogo, alla condivisione e alla costruzione collettiva del sapere. Una scuola che parte dall’incontro, perché senza relazione non può esserci apprendimento autentico.

"Ho voluto sperimentare la piazza centrale e i centri d’interesse agli angoli. La mia sezione ha uno spazio grande e ho 22 bambini dai 3 ai 6 anni. Tempo fa non giocavano con il materiale destrutturato, ci sono voluti mesi di osservazione e pazienza! Il materiale ho iniziato a cambiarlo dopo un po’ di tempo. La sezione si è modificata in base ai loro interessi adesso ho un angolo simbolico per la cucina, una tana per rilassarsi, raccontarsi o leggere dei libretti, l’angolo per il gioco destrutturato si è ingrandito. Da poco ho creato un angolino con il piano luminoso e un’altro per le proiezioni o esperienze immersive! Ed infine c’è un piccolo angolo scientifico sulla progettazione in itinere che sta evolvendo e cambiando!

A me , all’inizio ha aiutato creare una sorta di “ medaglioni” colorati per decidere in quanti possono stare in uno spazio, non sempre è stato facile ma adesso hanno imparato abbastanza. Il destrutturato è piaciuto tanto che progredisce anche nella “piazza centrale”. Ai tavoli vengono proposte esperienze sensoriali, pittoriche , fini-motorie! Adesso giocano tanto insieme e per il riordino, definendo prima le regole e dove vanno riposti gli oggetti, a distanza di mesi, sono migliorati!

Formazione, osservazione, tentativi per prove ed errori sono le parole che userei per descrivere come sia adesso riuscita a trovare un buon equilibrio!"


Non esiste una formula perfetta, ma un processo in continua evoluzione, in cui ogni esperienza offre nuove possibilità di apprendimento.

Osservare i bambini, comprendere i loro interessi e adattare le proposte in base alle loro esigenze permette di creare un ambiente stimolante e inclusivo. Attraverso la sperimentazione, si scoprono strategie efficaci, si affinano le pratiche e si costruisce una didattica sempre più consapevole. È un percorso fatto di riflessioni e aggiustamenti continui, che porta a una maggiore comprensione di ciò che funziona e di come migliorarlo. Accettare l’errore come parte del processo consente di crescere, rendendo il lavoro educativo più efficace, gratificante e vicino ai reali bisogni dei bambini.

Se vuoi approfondire ne parliamo nei miei corsi https://www.incerchioconlefamiglie.it/formazioneeducatoriinsegnanti.html