LINEE PEDAGOGICHE PER IL SISTEMA INTEGRATO “ZEROSEI”

Una campagna nazionale di consultazione per garantire la massima condivisione nella predisposizione finale delle “Linee Pedagogiche” elaborate dalla Commissione nazionale per il sistema integrato 0-6 anni. L’iniziativa è stata illustrata ieri ()mercoledì 31 marzo 2021)  al Ministero dell’Istruzione, con un evento in diretta su YouTube.
Presente, il Ministro dell’Istruzione, Professor Patrizio Bianchi.


Il documento rappresenta una cornice di riferimento pedagogico e il quadro istituzionale e organizzativo in cui si colloca il sistema educativo integrato dalla nascita fino ai sei anni, per favorirne lo sviluppo e il consolidamento. La Commissione ha intenzionalmente scelto di non fare riferimenti espliciti a singole teorie socio- psico-pedagogiche, né citazioni di autori. Il testo non si propone quale manuale di pedagogia sullo sviluppo infantile, né quale curricolo operativo per il progetto 0-6, ma offre un inquadramento generale nel quale vanno inseriti gli specifici documenti programmatici nazionali.

Gli orientamenti della Commissione europea

Nei documenti europei viene ribadita più volte la centralità del bambino nel rispetto delle sue esigenze di crescita: il bambino ha diritto ad essere coinvolto nelle scelte che lo riguardano, ad affrontare esperienze ricche e diversificate, a socializzare con coetanei e adulti diversi dalle figure parentali. Si riconosce che i bambini sono disponibili alla relazione, all’incontro con l’altro e all’apprendimento attraverso codici e linguaggi diversi, in grado di costruire propri ed originali percorsi di conoscenza.
L’approccio europeo, dunque, è sistemico, olistico e inclusivo, per cogliere la globalità dello sviluppo della persona, in grado di rispondere all’evoluzione dei bisogni e dei contesti sociali, culturali ed economici. Si tratta di realizzare un sistema competente di servizi educativi e di scuole dell’infanzia caratterizzato da elevata professionalità, dall’offerta di ambienti gradevoli e stimolanti, ove le relazioni e gli apprendimenti sono costruiti insieme dal gruppo dei bambini e dagli adulti.


Nasce il sistema integrato 0-6

La scuola dell’infanzia italiana è partecipe di un progetto che la vede all’interno del settore di educazione della prima infanzia e, contemporaneamente, la proietta verso il primo ciclo di istruzione con il quale condivide le finalità generali. Questa funzione di ponte strategico è ben delineata nelle sue finalità di promozione dell’identità, dell’autonomia e delle competenze del bambino, impegnato in un processo attivo di interazione con i pari, gli adulti, l’ambiente e la cultura. Queste due storie hanno vissuto in parallelo e ora, grazie al decreto legislativo 65/2017, si incontrano, dialogano e si potenziano vicendevolmente con reciproci vantaggi per il rispetto dovuto al bambino, grazie alla condivisione di principi, valori e pratiche. La formazione iniziale per le diverse figure professionali che operano nel sistema educativo zerosei è oggi assai disomogenea. Tuttavia, una formazione maggiormente integrata, attività non episodiche di progettazione, formazione in servizio e pratica riflessiva, nonché occasioni di impegno comune, possono guidare i due segmenti nella costruzione di un percorso unitario e coerente, grazie anche agli indirizzi nazionali dello Stato (art. 5, comma 1, lett. a), al lavoro di rete, ai coordinamenti pedagogici territoriali e all’impegno di tutti gli operatori.



La riscoperta dell’infanzia

L’educazione dalla nascita ai sei anni si rivolge all’integralità di ogni bambino, costituita dal suo essere persona umana, dalle relazioni che vive, dalle sue potenzialità, dalle peculiarità del suo sviluppo e dai suoi bisogni e diritti. Ogni bambino è unico e irripetibile e deve essere rispettato in quanto persona e in virtù della sua unicità. Nei primi sei anni di vita i bambini crescono in modo particolarmente dinamico, sia sul piano corporeo, sia su quello sociale, cognitivo e linguistico. Le potenzialità evolutive che manifestano vanno sostenute e promosse, tenendo conto che il percorso di sviluppo in questa fascia di età non segue un andamento lineare, è fortemente influenzato dal contesto (familiare, ambientale) e si caratterizza per accelerazioni, pause, talora regressioni. Il tempo della crescita non è uguale per tutti i bambini e l’educazione infantile non deve fondarsi su un’idea generica di bambino, ma, al contrario, deve aver presente ogni bambino con le sue potenzialità, le sue risorse e le sue difficoltà, proponendosi come un aiuto competente alla sua crescita complessiva. Vanno, tuttavia, considerati alcuni tratti che accomunano i bambini in questa fascia d’età per impostare percorsi educativi in una prospettiva di unitarietà e di continuità.


I bambini e le loro potenzialità

I bambini conoscono il mondo attraverso la percezione, la relazione e l’azione; la corporeità e la sensorialità sono per loro un importante veicolo di comunicazione e di conoscenza. Sono acutamente interessati al mondo naturale, fisico e sociale, pensano, si pongono domande e cercano risposte in modo attivo, sono cioè fin dalla nascita dotati di capacità d’iniziativa e di espressione del loro punto di vista nell’interazione con l’ambiente. ll loro modo di vedere e rapportarsi al mondo è fortemente colorato dai vissuti emotivi e da tensioni che si avviano a padroneggiare: l’adulto ha un ruolo importante nell’aiutarli a riconoscere le emozioni al fine di modularle e sostenerne l’autoregolazione. I bambini manifestano un’intensa attività fantastica connessa alla rappresentazione del mondo, dei propri desideri e sentimenti: occorre dare ampio spazio all’immaginazione, al possibile, al pensiero divergente, lasciando anche il tempo per la noia, generatrice di idee creative. Stanno costruendo una propria identità intrecciando e sperimentando rapporti col mondo interiore, fisico e sociale, perciò vanno accolti nei loro tentativi di esprimere la propria individualità, i propri desideri e bisogni, di relazionarsi con chi li circonda. Il gioco è il loro modo fondamentale di espressione, scoperta, conoscenza ed elaborazione delle esperienze, apprendimento. I bambini hanno un forte interesse per gli altri bambini e sono in grado, anche precocemente, di instaurare con loro rapporti affettivi, cooperativi e di scambio che costituiscono una leva importante per lo sviluppo della socialità e degli apprendimenti. I bambini sono attori competenti della loro crescita, co-costruttori di significati insieme agli adulti e agli altri bambini, pertanto va preso in considerazione il loro punto di vista e vanno coinvolti nei processi decisionali che li riguardano.



L’apprendimento come elaborazione di significati

L’apprendimento si fonda sulla naturale curiosità dei bambini nei confronti dell’ambiente circostante, da scoprire e da conoscere nelle sue tipicità e variazioni, regolarità e cambiamenti. Questo mondo comprende fenomeni fisici, oggetti materiali e le loro proprietà e relazioni, le altre persone, nelle loro diverse individualità e nelle loro relazioni reciproche, i diversi eventi sociali e i significati e simboli che si producono. In questo viaggio di scoperta i bambini mostrano un impegno cognitivo, emotivo e sociale che mobilita corpo e mente e si evidenzia nell’osservazione, nell’azione e nella riflessione, si accompagna a modalità espressive diverse, di piacere e gioia, disappunto e sconcerto, si esercita nell’esplorazione, nel gioco, nella interazione e nella comunicazione con gli altri. Il “motore” dell’apprendimento sta nel bambino stesso, ma promuoverlo e sostenerlo è il grande compito che spetta all’adulto. Si tratta, innanzitutto, di riconoscere l’impegno dei bambini e di individuare l’oggetto del loro interesse anche quando, soprattutto nei primissimi anni, si esprime secondo modalità e forme a volte molto diverse da quelle dei bambini più grandi. Occorre anche accompagnare l’emozione che manifestano i bambini nel conoscere, accogliendone e comprendendone le diverse espressioni. Risulta importante, nelle situazioni promosse dall’adulto, sostenere l’iniziativa e il protagonismo dei bambini favorendo la costruzione condivisa di significati. Ambienti ben progettati, attrezzati, sicuri e stimolanti completano e potenziano l’intervento dell’educatore, orientano e arricchiscono gli interessi e i vissuti dei bambini, rendendo concretamente visibili il percorso compiuto e le conquiste fatte. L’acquisizione di capacità rappresentative costituisce una trasformazione che segna in profondità la modalità di conoscere dei bambini in questi anni. Avviene secondo un lento processo e ha importanti conseguenze sull’organizzazione del pensiero e sulla comunicazione dei bambini, che viene prima trasformata dallo sviluppo del linguaggio poi da un suo uso sempre più elaborato nel dialogo con gli adulti e con gli altri bambini. È evidente, soprattutto, l’impatto di queste trasformazioni nel pensiero dei bambini nella loro capacità di accedere e utilizzare i sistemi simbolici che connotano il mondo culturale e sociale in cui vivono, e l’importanza dell’intervento educativo nel proporre e mediare questo accesso.



L’importanza del gioco

Il gioco si riconosce per la sua natura di condotta spontanea, scelta e sviluppata liberamente (non si può imporre a qualcuno di giocare), finalizzata solo a se stessa (si gioca per giocare) e caratterizzata da un vissuto di piacere impegnato. Giocando, i bambini hanno occasione di esprimere ed elaborare i propri vissuti affettivi, di costruire la propria identità corporea e psichica, di strutturare un’immagine di sé positiva, di accedere all’intelligenza rappresentativa e simbolica, e quindi al mondo dei significati, di esplorare, conoscere il mondo fisico (limiti, potenzialità caratteristiche degli oggetti) e sociale (ruoli, regole, ecc.) costruendo un proprio sapere, di dare significato alle esperienze vissute. Il gioco promuove uno stato di benessere e la possibilità di essere pienamente in contatto con se stessi, configurandosi come espressione della gioia di vivere, una sorta di “cura di sé”, che consente l’elaborazione dei propri vissuti; al tempo stesso si presenta come “voce” dei bambini, attraverso la quale essi hanno modo di esprimere ciò che li interessa, li incuriosisce, li preoccupa, ma anche il proprio punto di vista sul mondo. Riconoscere la centralità del gioco, nei contesti 0-6, significa predisporre spazi adeguati e concedere tempi dilatati a quest’attività, arricchirla attraverso proposte di esperienze educative finalizzate ad espanderne i contenuti e le trame (mediante letture, conversazioni, costruzione di materiali-allestimenti, visite, ecc.), partecipare al gioco dei bambini secondo una strategia delicata e interattiva, che consente non solo di arricchire i loro giochi, ma anche di ampliare le loro conoscenze.


Progettualità e intenzionalità pedagogica

Per progettualità pedagogica si intende, in generale, la definizione di un percorso che, partendo da scelte valoriali e dall’identificazione di finalità educative esplicite, tiene conto dei destinatari (i bambini) e dell’ambiente socio-culturale. Questo percorso si realizza attraverso strategie, metodologie e strumenti, che vanno anch’essi dichiarati, finalizzati a sviluppare e ad arricchire le esperienze, le conoscenze, le abilità e le competenze dei soggetti che vi partecipano. La progettazione è centrata sui momenti di cura, accoglienza, esperienze di gioco, attività proposte e orientate dall’adulto; si caratterizza per la centralità assegnata al processo di crescita dei bambini all’interno di un percorso formativo unitario e continuo. Nella costruzione del curricolo e della progettazione è importante che educatori/insegnanti abbiano in mente le direzioni di sviluppo da perseguire durante il percorso, nella consapevolezza che gli apprendimenti non si sviluppano in modo frammentario né lineare, ma in un continuum in cui ciascuna conquista genera nuove situazioni di apprendimento, in una dinamica evolutiva costruttiva e ricorsiva. In questo senso il curricolo del segmento 0-6 si configura in continuità con il successivo percorso scolastico, nel quale ciascun progresso deve poggiare su basi solide che si costruiscono proprio nei primi anni di vita del bambino.



L’ambiente educativo: il terzo educatore

Gli spazi interni e all’aperto, gli arredi, la scelta e la disposizione dei materiali orientano adulti e bambini e rendono possibili l’acquisizione di comportamenti sociali/civici positivi, l’esplorazione, la scoperta, il gioco, le attività collaborative, la concentrazione, l’intimità. L’ambiente fisico va consapevolmente progettato e utilizzato per le ricadute educative che ha sulle condotte infantili in considerazione della sua configurazione (ampiezza, rapporto con altri spazi, apertura-chiusura), per il significato sociale in esso incorporato (attività prevalenti, accessibilità, regole di comportamento ammesse...), per le molteplici tipologie di esperienze che vengono rese possibili (gioco, gioco simbolico, narrazione…) e per le qualità culturali che lo contrassegnano. Lo spazio parla: la disposizione degli arredi, la scelta dei colori, la pulizia, l’ordine, l’attenzione ai particolari, l’accessibilità di oggetti e materiali raccontano a chi vi entra una realtà contraddistinta da attenzione, impegno, considerazione verso chi quello spazio vive tutti i giorni per tante ore. Lo spazio esterno, oggi più che mai, riveste un’enorme importanza per l’organizzazione della giornata educativa/scolastica: esso dovrebbe essere curato, ben progettato per essere utilizzato dai bambini sia per attività libere di gioco e movimento, sia per attività più strutturate. Spazio interno e spazio esterno dovrebbero dialogare, svilupparsi in continuità, dando ai bambini possibilità di libertà e autonomia di movimento. All’aperto, attraverso l’osservazione e la scoperta, sarà possibile per i bambini incontrare ed esplorare il mondo della natura e dei viventi. La progettazione e/o l’organizzazione dovrebbero consentire una strutturazione polifunzionale degli spazi interni ed esterni dei servizi, per poter essere adeguati a nuove situazioni/bisogni -ad esempio l’allestimento di una sezione primavera, la trasformazione di un nido e di una scuola in un polo formativo 0-6, la realizzazione di esperienze che coinvolgano bambini, genitori, comunità ecc.
La sobrietà dei colori, il design coerente, la specificità/identità della struttura/unità educativa, la cura per il dettaglio, attraverso arredi funzionali, scelti con sguardo ecologico, mantenuti in buono stato, diffondono l’idea del bello e dell’armonia dell’ambiente.



Materiali e tecnologie

La scelta dei diversi tipi di materiali, la disposizione e l’accessibilità diretta per i bambini o mediata dagli adulti a seconda delle età, la loro manutenzione e riparazione fanno parte della progettazione educativa e hanno la finalità di orientare i bambini alla scelta non casuale, all’uso attento, alla responsabilità del riordino. Verranno scelti con particole attenzione alla sostenibilità (materiali di recupero, “poveri” e naturali), attraverso un’attenta valutazione individuale e collegiale privilegiando materiali che stimolino l’esplorazione e la fantasia, strutturati e non, giocattoli, libri, oggetti che orientino alla collaborazione. A disposizione dei bambini dovrebbero sempre esserci materiali per attività individuali e di gruppo, per la motricità, per l’educazione alla musica, per l’arricchimento linguistico, per il gioco esplorativo e simbolico, per l’uso all’aperto, per le attività espressive, per bambini con bisogni speciali, ecc. Un’attenzione specifica deve essere riservata alla scelta dei sussidi tecnologici (tablet, robot, macchine fotografiche, videocamere ecc.) il cui uso sarà in primo luogo familiare agli adulti e in seguito ben calibrato nella disponibilità ai bambini. Una educazione equilibrata all’uso delle tecnologie, anche attraverso il confronto con i genitori, è oggi una responsabilità non differibile per le istituzioni educative per l’infanzia. Si rimanda, a tal fine, anche al già citato documento sui “Legami educativi a distanza” elaborato dalla Commissione per il sistema integrato.






Documentazione

La documentazione è parte dell’esperienza educativa di bambini e adulti nel percorso 0-6. Per i bambini la rielaborazione/documentazione delle proprie esperienze (attraverso verbalizzazioni, produzione di immagini, costruzione di plastici, rielaborazione di sequenze ed eventi) è una potente forma di apprendimento che permette di rendere visibili e comunicabili le proprie conquiste conoscitive. Gli adulti, attraverso la documentazione, raccolgono materiali e tracce che consentono di narrare il percorso compiuto, i traguardi raggiunti, il tratto di strada ancora da affrontare, il confronto tra ciò che era prima e ciò che è ora. La documentazione realizzata in itinere viene rivista, ricostruita, risignificata, valutata e interpretata nel confronto e con il contributo di diversi punti di vista per progettare nuovi contesti che evolvono nelle zone di sviluppo potenziali emerse dall’osservazione. I documenti raccolti, nella loro analisi e discussione collegiale, diventano materiali per l’aggiornamento degli insegnanti e la progettazione della didattica, strumenti di lavoro con i bambini (per ripercorrere insieme i loro percorsi di elaborazione, per lasciarne memorie nello spazio), oggetto dello scambio comunicativo con i genitori.








Un adulto incoraggiante

Un approccio rispettoso, emotivamente positivo, gioioso, aperto e attento alle sollecitazioni e alle richieste esplicite e implicite del contesto caratterizza le figure educative che si occupano dell’infanzia. L’adulto tiene conto dell’ampia variabilità nei tempi e negli stili di apprendimento, mantiene una sintonia emotiva e intellettuale con i bambini, sia con i singoli sia con il gruppo, promuove un ambiente educativo che sia inclusivo, democratico e partecipativo, che ascolti e dia voce a tutti i bambini.19 Svolge funzioni di esempio, accompagnamento, facilitazione e mediazione, valorizza e prende spunto dal gioco e dalle iniziative dei bambini per articolare le proposte, fa propria la ricerca dei bambini e li aiuta a esplorare, ampliare, comunicare le proprie scoperte e a riflettere su di esse. Garantisce e promuove la continuità delle esperienze in modo che esse possano integrarsi tra loro e costituire un tutt’uno significativo.

Un adulto “regista”

Si è spesso parlato di professionisti riflessivi, di educatori/insegnanti progettisti, di interventi “non intrusivi”. Il concetto di “regia educativa” ben rappresenta una didattica prevalentemente indiretta nella quale, a fianco della proposta meditata e calibrata sulla base dell’osservazione del singolo bambino e del gruppo, hanno un grande spazio le riprese, i rilanci, gli sviluppi progettati a partire dai comportamenti, dalle esplorazioni, dalle ipotesi, dalle domande, dalle discussioni dei bambini. Questi aspetti si declinano diversamente nelle diverse età man mano che si passa dalla conquista delle prime autonomie e del primo controllo delle emozioni allo sviluppo del linguaggio, alla formulazione di teorie e ipotesi, alla capacità di concentrarsi e impegnarsi nella soluzione di problemi.


Il coordinatore pedagogico

Il coordinatore pedagogico è una figura professionale che ha il compito di curare il funzionamento dell'équipe educativa e svolge la funzione di indirizzo e sostegno professionale al lavoro individuale e di gruppo degli educatori/insegnanti e del personale ausiliario delle istituzioni educative a lui affidate, concorrendo all’arricchimento della loro professionalità e valorizzandone la motivazione all’impegno educativo. Il coordinatore promuove la partecipazione sollecitando l’incontro tra gli educatori/insegnanti e i genitori dei bambini per confrontarsi sulla progettazione educativa e sulle prospettive dell’educazione dei bambini, inoltre cura il raccordo tra le strutture educative e i servizi sociali e sanitari. Il coordinatore crea le condizioni organizzative affinché la riflessione professionale possa essere esercitata in modo collegiale proponendo riunioni periodiche di gruppo (di sezione e di struttura) e strumenti come le pratiche di osservazione e documentazione. Mediante l’osservazione sistematica, l’analisi e il monitoraggio delle attività e delle relazioni educative, dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie, il coordinatore individua le esigenze formative degli educatori/insegnanti e del personale ausiliario e propone approfondimenti formativi qualificati. Nelle scuole dell’infanzia statali l’azione di coordinamento è svolta dal dirigente scolastico al quale sono espressamente attribuite funzioni di leadership educativa e valorizzazione delle risorse professionali, così come tali compiti, nelle scuole paritarie, sono assolti dai responsabili delle strutture. Queste funzioni devono essere ulteriormente estese a figure stabili di coordinamento e referenti, individuate in relazione al possesso di specifiche competenze pedagogiche e organizzative. L’introduzione nella scuola statale di un organico potenziato può consentire alle istituzioni scolastiche singole e in rete di assegnare compiti organizzativi e di coordinamento ad insegnanti particolarmente qualificati, così come raccomandato dalle Indicazioni nazionali per il curricolo (2012).





La formazione continua in servizio del personale


La formazione continua in servizio di tutto il personale costituisce uno degli obiettivi strategici riconosciuti dal decreto legislativo 65/2017 e viene definita dalla legge 107/2015 come “obbligatoria, permanente e strutturale”. Un’organizzazione educativa di qualità è in grado di cogliere i bisogni e le domande, di leggere e accompagnare il cambiamento, di apprendere dall’esperienza e modificarsi continuamente dimostrando flessibilità e progettualità. Questa capacità di innovazione meditata richiede necessariamente un’elevata professionalità di tutti gli operatori (educatori/insegnanti, dirigenti, coordinatori, ausiliari). Presuppone una solida formazione in ingresso garantita dagli specifici titoli d’accesso stabiliti dalla normativa per i diversi profili, che per gli educatori e gli insegnanti è comunque di livello universitario, che deve comprendere competenze organizzative, progettuali, gestionali, comunicative, relazionali e conoscenze approfondite sullo sviluppo infantile nelle sue diverse dimensioni e sui contesti educativi. La formazione continua in servizio rappresenta lo strumento principale per sostenere e alimentare la professionalità educativa, intesa come padronanza e riflessione sugli strumenti di progettazione, documentazione, monitoraggio e valutazione dei percorsi educativi. La partecipazione alla formazione in servizio andrebbe inserita, attraverso gli opportuni accordi contrattuali, tra gli obblighi di servizio del personale prevedendo un monte ore minimo annuale e dovrebbe sempre essere riconosciuta, sollecitata e facilitata da parte dei gestori pubblici e privati. Una formazione intesa come strumento di apprendimento organizzativo non può che avere una dimensione collegiale, deve cioè sollecitare il confronto tra tutti gli operatori della struttura educativa, affinché le scelte professionali siano comuni e condivise e ciascun operatore possa apportarvi il proprio contributo. In tal modo le competenze dei singoli si traducono in evoluzione e crescita di ogni servizio o scuola. I percorsi formativi dovrebbero svolgersi in un’ottica di circolarità tra azione, riflessività e miglioramento.




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