Didattica aperta e apprendimento per stazioni

L'insegnamento è ancora oggi organizzato prevalentemente nella forma della lezione frontale, fondata su due concezioni dell'apprendimento ormai smentite dalla ricerca: quella che possa essere trasmesso e quella che avvenga in modo sostanzialmente omogeneo in tutti gli alunni/e della stessa età. In questo quadro, la proposta della didattica aperta - aperta alle iniziative e alle scelte degli alunni, che affida all'insegnante il ruolo di osservatore e accompagnatore, piuttosto che di guida - rappresenta un'importante alternativa e innovazione. Permette infatti di attivare percorsi di apprendimento in chiave costruttivista e fortemente individualizzati e personalizzati. Questo rappresenta un passo decisivo per una didattica inclusiva che voglia garantire un'equa differenziazione per tutti gli alunni e, contemporaneamente, la piena partecipazione di ciascuno al gruppo. (Didattica aperta e inclusione. Principi, metodologie e strumenti per insegnanti della scuola primaria e secondaria di Heidrun Demo)

Sulle pagine social dello studio abbiamo, in questi giorni, parlato di didattica aperta e, in particolare, di apprendimento per stazioni.. conoscete questo approccio?  Io lo trovo molto interessante soprattutto dalla primaria in su; in breve, si tratta di organizzare la classe in isole di apprendimento: il tema è lo stesso per tutte le isole ma le esperienze, le modalità di apprendimento e le proposte sono diversificate..


Stampato minuscolo? 

  • Area ricalco lettere
  • Area costruzione lettere con Loose parts
  • Area lettura
  • Area scrittura creativa
  • Area sensoriale

Questo è un esempio molto banale, il ragionamento da fare è molto più ampio; proviamo ad approfondire:

Rainer E. Wicke spiega così le stazioni didattiche: «Un determinato contenuto da apprendere viene diviso in più parti. Per ogni parte l‟insegnante appronta del materiale che dev’essere elaborato dagli studenti autonomamente. I materiali vengono disposti in classe o anche fuori in diverse “stazioni”. I discenti vanno singolarmente o in gruppi di stazione in stazione e lavorano ai materiali».


Questo metodo di lavoro ha diversi precedenti nel passato. Già agli inizi del ventesimo secolo vennero utilizzate forme simili di circuiti didattici da pedagoghi americani. Helen Parkhurst lo praticò rifacendosi ai materiali aperti di Maria Montessori, altre esperienze influenti sono state il “learning by doing” di John Dewey e gli atelier didattici di Célestin Freinet. Un forte impulso al suo utilizzo venne però dato negli anni 50 dall‟insegnamento dell‟Educazione Fisica nelle scuole. Furono gli insegnanti inglesi quelli che per primi lo adottarono predisponendo vari punti di lavoro ai quali gli studenti dovevano esercitare abilità e capacità sportive diverse. Le stazioni d‟apprendimento vennero riprese nell‟estate del 1980 ad Aidlingen, in Germania, in una scuola elementare che si occupava di predisporre materiali di lavoro per una lezione di lettura adeguati agli scolari. Vennero in seguito utilizzate anche per altre materie e per la prima volta il concetto base di “Apprendimento per stazioni didattiche” comparve come titolo di un articolo sull‟apprendimento libero nella scuola elementare nel 1989. Questo particolare “Training per il cervello” è stato poi esteso a livelli di studio superiori e a sempre nuovi contenuti, preferibilmente interdisciplinari.La sua applicazione ne dimostrò l‟efficacia didattica basata sulle caratteristiche ludiche e un forte impatto pratico e manuale. (Antonietta Gobbis. Marco Paoli Legler, Le stazioni di apprendimento: esempi didattici per un approccio di tipo globale)

Avete mai fatto esperienza di questo approccio di insegnamento\apprendimento?


L’ambiente formativo è pensato e progettato per svolgere contemporaneamente attività diverse con l’obiettivo di promuovere un processo di apprendimento basato su esperienza, interdisciplinarità e ricerca. L’insegnante accoglie le differenze, promuove le potenzialità, riconosce i talenti, personalizza la proposta formativa e valorizza il lavoro della comunità, rendendo ogni alunno protagonista del proprio curricolo. Si co-progettano modi, spazi e tempi per gestire le attività di apprendimento differenziato: l’insegnante organizza con gli studenti le attività della giornata e gli alunni si distribuiscono in specifici spazi («stazioni») in cui, a rotazione, svolgono i propri compiti giornalieri. L’autonomia nello svolgimento è possibile per la presenza di strumenti di gestione e apprendimento (ad es. istruzioni per l’uso e schedari per l’autocorrezione, ecc.). Al termine delle attività ogni studente ha a disposizione una scheda per l’autovalutazione, strumento che gli consente di registrare i progressi e i punti di debolezza del suo percorso. (http://innovazione.indire.it/avanguardieeducative/apprendimento-differenziato)


Il modello della lezione “aperta” è fondato su pratiche che attivano la sfera emozionale, sensoriale e relazionale oltre a quella logico-razionale della mente. Nel processo di apprendimento di conoscenze acquisite non solo attraverso l’ascolto delle parole dell’insegnante, ma anche attraverso esperienze scelte autonomamente e consapevolmente da soli e in gruppo, l’ambiente delle stazioni didattiche offre tutto il materiale di sviluppo cognitivo in maniera che sia liberamente fruibile dal discente per favorirne la socializzazione e l’autonomia (secondo il motto di Maria Montessori ‘Aiutami a fare da solo’). A lezione esse non solo offrono varietà, comunicazione e divertimento ma, e in ciò è il loro massimo pregio, differenziazione interna al gruppo degli studenti, che possono, senza alcuna pressione da parte dei compagni, lavorare al proprio ritmo e livello scegliendogli esercizi secondo le preferenze individuali lungo un percorso aperto a canali diversi di apprendimento e orientato ad un vivace interscambio con gli altri.Il nostro contributo fa riferimento a tre esempi di stazioni didattiche legate alle feste che più richiamano l’attenzione degli studenti stranieri sul nostro paese: il Natale e il Carnevale. Tali tematiche mostrano come il modello della stazioni didattiche riesca a rapportarsi al vissuto degli studenti motivandoli al raffronto interculturale. (Antonietta Gobbis. Marco Paoli Legler, Le stazioni di apprendimento: esempi didattici per un approccio di tipo globale)


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