Apprendimento e zona di sviluppo prossimale

"Di solito, quando si parla dei tempi dell’apprendimento, se ne hanno di mira solo i limiti minimi, cioè si intende dire che non si può insegnare a leggere a un bambino di sei mesi […] s’intende insomma, che il bambino dev’essere giunto nel suo sviluppo, a un certo grado di maturità, deve aver acquisito certe condizioni indispensabili, perché l’apprendimento stesso di una data materia divenga possibile. […] richiamo la vostra attenzione su un fatto di primaria importanza per l’apprendimento scolastico: […] esiste anche un limite massimo ottimale".

Vygotskij

Per sostenere i processi di apprendimento occorre proporre al bambino problemi di livello leggermente superiore rispetto alle sue attuali competenze ma comunque abbastanza semplici da risultargli comprensibili; le proposte devono rientrare all'interno di quell'area in cui il bambino può estendere le sue competenze e risolvere problemi grazie all'aiuto degli altri (adulti o gruppo dei pari). Questo pensiero deriva dagli studi di Vygotskij, il “Mozart della psicologia”.

Uno dei compiti che Vygotskij attribuiva sia alla psicologia che alla pedagogia era la rivalutazione dell’importanza dei contesti di collaborazione del bambino con un soggetto più abile di lui rispetto ai processi di apprendimento, al conseguente sviluppo mentale e al ruolo svolto dall’imitazione. Nella sua opera, egli evidenzia come i processi di interazione fra un bambino e un partner adulto possano forgiare non solo il suo funzionamento cognitivo, ma anche le sue prestazioni durante vari tipi di compito, potenziandone quindi in modo diretto le abilità. Si tratta del concetto di Vygotskij maggiormente sviluppato dalla pedagogia, ossia quello relativo alla “zona di sviluppo prossimale”, definita come «differenza tra il livello di sviluppo di un bambino nel risolvere un compito da solo (livello di sviluppo effettivo) e quello che manifesta con il sostegno dell’adulto (livello di sviluppo potenziale)». La zona di sviluppo prossimale definisce quelle funzioni che non sono ancora del tutto maturate, ma stanno maturando, funzioni che paragona suggestivamente a dei “boccioli e/o fiori” dello sviluppo, distinguendone la diversità rispetto ai “frutti dello sviluppo”. Lo sviluppo mentale del bambino viene caratterizzato retrospettivamente dal livello reale raggiunto e prospetticamente dalla zona di sviluppo prossimale. (Lev Vygotskij, figura e opera da (ri)scoprire Un contributo alle teorie dell’educazione di CLAUDIA CAPRIN e VERENA ZUDINI )



Zona di Sviluppo Attuale: riguarda tutte le abilità già acquisite, ciò che il bambino sa fare.
Zona di Sviluppo Prossimale: area in cui il bambino può estendere le sue competenze e risolvere problemi grazie all'aiuto degli altri (adulti o pari).
Zona di Sviluppo Potenziale: nella zona di sviluppo potenziale si trovano le abilità per cui il bambino non è ancora pronto e che verranno acquisite in futuro.


In seguito, Bruner ha introdotto il concetto di scaffolding: l'aiuto di un esperto che fornisce indicazioni e suggerimenti consente al bambino di svolgere un compito pur non avendo ancora tutte le conoscenze e le abilità specifiche per farlo autonomamente.
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